/* Estratto — due assaggi verbatim dal manoscritto V78. Capitolo 1 troncato al colpo di scena + Metti più olio (forno). */ /* global React */ function ChapterHeading({ eyebrow, title, subtitle }) { return ( <>
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L’apertura di Dalla Focaccia alla Silicon Valley.} />

L’aereo Swissair vola verso Boston. Genova-Zurigo-Boston, un tragitto che stava diventando routine. Schiacciati in due sedili della classe economica, con i motori di sottofondo e l’odore nauseante della pasta scotta e del petto di pollo à la suola di scarpa, ci sentivamo comunque un po’ arrivati. Ganzi.

Minollo mi fece una domanda:

«Quale potrebbe essere per te il risultato migliore di questo viaggio?»

Ci pensai, non molto.

«Che ci comprassero.»

Eravamo su quell’aereo dopo quattro anni passati a crederci, provarci, prendere porte in faccia, scrivere codice e poi riscriverlo da zero, sentire clienti che dicevano bravi e poi non compravano — con la sensazione costante di stare per farcela o di essere degli illusi, senza mai capire quale delle due.

«Sì, che ci comprassero», disse Minollo. «Sarebbe il massimo. Ci integriamo, possiamo avere un impatto vero sul prodotto, sull’azienda. Invece di essere sempre la piccola ditta italiana di fuori.»

«Esatto. Diventare veri. Giocare coi grandi.»

Pausa.

«Secondo te quanto valiamo?» gli chiesi.

«Io, se ci dessero 300.000 dollari, sarei felice.»

Lo guardai sgranando gli occhi.

«300.000 dollari??? Io ViVi Software gliela porto anche a nuoto per quella cifra.»

———

Il giorno dopo, ufficio d’angolo al 25 Mall Road di Burlington. Ci sedemmo ai lati opposti del tavolo di legno massiccio. Justin Perreault prese posto in fondo — Harvard MBA, ex McKinsey, l’uomo che Bob Goldman aveva voluto a bordo per portare Object Design in borsa al Nasdaq.

Justin aprì la cartellina. Fece scivolare sul tavolo una copia dell’offerta a me e una a Minollo.

Il resto della stanza, del tavolo, del foglio scivolò fuori fuoco. Gli occhi si incollarono alla cifra. La lessi, la rilessi, contai bene gli zero per essere sicuro.

Un milione di dollari.
Un milione di dollari.

Il resto — la lavagna, il «Moreover», la trattativa — è nel libro.

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Era poco prima della chiusura estiva — in Italia i piccoli negozi chiudono due o tre settimane in agosto. Stavo impastando la focaccia, aggiungendo l’olio extravergine come da ricetta: dieci parti d’acqua, una di olio.

Mio padre mi guardò: «Mettine di più.»

«Ma papà, la ricetta dice così.»

«Perché stiamo per chiudere per le ferie. Prima di andare in vacanza e appena riapriamo, dobbiamo essere ancora migliori del solito. Così quando i clienti vanno dalla concorrenza durante la nostra assenza, apprezzano la differenza.»

Da allora, quando entro o esco da un posto, cerco sempre di mettere più olio.

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Secondo assaggio
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Estratto · due assaggi

Un colpo di scena e un consiglio di mio padre.

Due passaggi brevi dal libro. Il primo è l’apertura, tagliata al momento in cui tutto cambia. Il secondo è la lezione che mio padre mi diede in forno, e che uso ancora oggi.

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